lunedì 10 aprile 2017

Studio: i maggiori consumatori di pornografia online sono gli Stati più religiosi


Uno studio scientifico ha esaminato i dati sulle ricerche collegate a pornografia nei vari stati USA, scoprendo che è proprio negli stati più religiosi che arrivano più numerose le ricerche. Il motivo sarebbe che il contesto culturale incoraggerebbe esperienze sessuali “private”.

Lo studio sui dati di Google Trends

Qualunque sia l’atteggiamento personale verso di essa, è un dato di fatto che la pornografia ha un mercato molto ampio, cosa che è ben noto trova riscontro anche su Internet. Per questo motivo le ricerche sociologiche non possono ignorare il fenomeno.
I dati di Google Trends, che permettono di vedere quanto sono cercate specifiche parole chiave e da che zone, sono oggi un fonte estremamente interessante per chi si occupa di scienze sociali: un gruppo di ricercatori li ha usati per esaminare le ricerche di materiale pornografico online, in particolare andando a confrontare i trend in diverse aree geografiche, interessati a capire se ci siano differenze tra le zone “più religiose” e quelle meno.
“Mentre il collegamento tra caratteristiche religiose personali e consumo di pornografia è ampiamente studiato, poche ricerche hanno cerato di capire se il contesto religioso più ampio possa influenzare il consumo” spiegano i ricercatori nell’articolo pubblicato.
L’analisi statistica dei dati ha permesso di verificare che gli stati a maggior presenza di persone che si dichiarano religiose, e soprattutto di “fondamentalisti cristiani” (cioè tutti quei movimenti che applicano una lettura letterale della Bibbia) è correlata ad una maggiore ricerca di materiale a luci rosse su Internet.

Una precedente ricerca aveva scoperto la stagione degli amori

Non si tratta della prima ricerca che usa i dati delle ricerche su Google per esaminare il consumo di pornografia: una precedente ricerca aveva analizzato come queste ricerche variassero nel corso dei mesi dell’anno, scoprendo che la richiesta è maggiore in inverno e ad inizio estate, facendo supporre ai ricercatori l’esistenza di due “stagioni degli amori” degli esseri umani.

lunedì 3 aprile 2017

Quattordicenne si progetta la sua protesi per la mano


Dato che non riusciva a trovare una protesi per la mano che soddisfacesse tutte le sue esigenze, il quattordicenne Leonardo Viscarra ha deciso di costuirsene una da solo, usando la tecnologia di stampa 3D.
Leonardo è nato con la mano sinistra non sviluppata: questo gli aveva sempre impedito di utilizzarla anche per le attività più semplici, come raccogliere oggetti o anche solo afferrarli.

Passione per la meccanica

Un incidente da bambino però ha creato una passione in Leonardo per il costruire cose: “Ho lanciato un sasso e ho rotto una macchinina giocattolo. Potevo vedere i pezzi di cui era fatta”ricorda il ragazzino. Qualche anno dopo, ha utilizzato quello che aveva imparato su meccanismi e materiali per realizzare la sua prima protesi per la mano. Si trattava di un progetto molto rudimentale, a dir la verità, e forse somigliava più ad una morsa che ad una mano, ma gli consentiva di afferrare degli oggetti, cosa che prima gli era sempre stata impossibile.
Questo successo lo ha incoraggiato, spingendolo ad iniziare a lavorare ad una mano ancora più evoluta. La protesi ne è venuta fuori migliorata, ma non ancora del tutto soddisfacente per il ragazzo.

Una protesi fatta in casa

Cercando online, Leonardo ha scoperto la storia di un ragazzino francese che è stato il primo utilizzatore di una protesi robotica per la mano, stampata in 3D, ed ha anche trovato una Fondazione statunitense che produceva protesi per i bambini bisognosi. Grazie ad una zia che vive negli USA, Leonardo è riuscito ad avere da loro una protesi, ma purtroppo è risultato che questa era delle dimensioni sbagliate. L’inconveniente non lo ha però scoraggiato, ma lo ha invece spinto a lavorare con ancora più energia sul progettare una propria protesi.
La mano arrivata dagli USA è stata fonte di ispirazione, così come diversi progetti che ha trovato online. Alla fine Leonardo ha disegnato la sua mano “robotica”, che sfrutta dei fili di nylon per rilevare i movimenti del polso e trasmetterli alle dita.


Per creare materialmente la mano, il ragazzino si è fatto aiutare dal Sawers Robotics Institute, che si trova nella città dove vive, e per l’assemblaggio ha coinvolto parenti e anche insegnanti.
Ora finalmente Leonardo ha una mano che soddisfa le sue esigenze, e con una spesa di appena 100 dollari: una frazione del costo di una mano bionica, il cui prezzo spesso parte dai 15.000 dollari. E’ vero che la protesi realizzata dal ragazzo ha alcuni difetti ed è per molti versi incapace delle prestazioni di una protesi di fascia alta, ma la mano fa tutto quello che serve a Leonardo, e la spesa più elevata non sarebbe stata vantaggiosa nel suo caso.

venerdì 24 marzo 2017

Il video di Melissa Satta “senza mutandine” a Tiki Taka che ha fatto il giro del web



La trasmissione calcistica più seguita del lunedì, Tiki Taka, è al centro dell’attenzione per un episodio hot che riguarda la famosa showgirl Melissa Satta. Uno dei punti forti della trasmissione infatti, oltre alla conduzione di Pierluigi Pardo, è proprio la bellezza della ex velina.
La bellissima showgirl sarda è stata protagonista si un siparietto hot lo scorso lunedì infatti mentre accavallava le gambe si sono viste le sue doti femminili. Dal video sembra proprio che la Satta fosse proprio senza mutandine e il video, che immortala proprio quei momenti, è ovviamente diventato subito virale sui social network.
I presenti in studio non sembrano essersi accorti dell’episodio e al di là di tutto lo spettacolo è proseguito nello studio di Tiki Taka ma il video della bellissima moglie di Boateng ha girato e continuerà a girare sul web per molto tempo.


domenica 12 marzo 2017

Perché i panda sono bianchi e neri?


Tutti conoscono il caratteristico colore dei panda: la testa bianca, e le orecchie e contorno degli occhi neri fanno parte dell’immaginario collettivo. Ma perché i panda sono di questo colore? Guardando all’ambiente in cui vivono normalmente, la loro colorazione è difficile da spiegare: la maggior parte dei mammiferi ha pelo marrone o grigio, per adattarsi all’ambiente e mimetizzarsi.
Un gruppo di ricercatori ha analizzato il problema per cercare di arrivare ad una risposta. Attraverso uno studio filogenico, i ricercatori hanno esaminato le associazioni tra diverse colorazioni del pelo e variabili socio-ecologiche, con particolare riferimento ai mammiferi carnivori ed in particolare gli orsi.
Secondo le conclusioni dello studio, la parte bianca del pelame avrebbe lo scopo di permettere la mimetizzazione sulla neve, mentre le zampe nere agevolerebbero la mimetizzazione nell’ombra. Le macchie nere su occhi e orecchie invece avrebbero scopi legati alla comunicazione: le orecchie nere permettono di segnalare meglio i propri messaggi (ad esempio l’aggressività, come per molti altri animali, è espressa attraverso una diversa inclinazione delle orecchie), mentre le macchie attorno agli occhi faciliterebbero il riconoscimento dei vari individui della specie.
Queste conclusioni sul colore del pelo dei panda smentiscono altre ipotesi che erano state fatte, in particolare quella che il colore del pelo fosse legato ad una diversa necessità di raffreddamento del corpo: secondo questa ipotesi, il pelo bianco riflettendo più luce avrebbe mantenute più fresche certe zone del corpo, mentre il nero, che assorbe maggiormente calore,  avrebbe tenuto altre più calde.

domenica 5 marzo 2017

Inventore propone la “colla intima per controllare il flusso mestruale”


C’è già chi l’ha bollata come l’idea più stupida dell’anno: non è probabilmente questa la reazione in cui sperava Daniel Dopps, chiropratico del Kansas che ha da poco brevettato una colla intima per controllare il flusso mestruale. E sì, la colla dovrebbe essere usata per sigillare la vagina, trattenendo all’interno il flusso.
Il “Rossetto Femminile Mensez” (chiamato così dalla forma della confezione, simile a quella di un rossetto tradizionale) è “un composto naturale di amminoacidi ed olii in un applicatore da rossetto, che va applicato sulle piccole labbra e le fa aderire con sufficiente forza da trattenere il fluido mestruale”. L’effetto, spiega l’inventore è simile a quello che si ha quando si hanno le labbra secche e tendono a incollarsi: poi per separarle basta inumidirle.
Il composto Mensez è lavato immediatamente via con l’urina, e in questo modo il fluido mestruale è rilasciato nel water quando la donna va in bagno. Non servono più assorbenti”, spiega Dopps.
Come è facile immaginare, molti hanno pensato ad un pesce d’aprile anticipato quando hanno sentito di questa invenzione a dir poco curiosa.  Il brevetto però è reale, e Dopps ha spiegato che intende venderlo a qualche multinazionale che già lavori nel settore dell’igiene intima.
Dopps è stato sommerso dalle critiche, da parte di molte donne che mettevano in dubbio la bontà dell’idea, nonché la sua conoscenza dell’anatomia femminile: “Come può il composto resistere a sangue e sudore, ma sciogliersi con l’urina?”, chiede qualcuna. Altre vogliono chiarimenti sui rischi di infezione legati a trattenere all’interno i flussi mestruali. Altre ancora vogliono rassicurazioni sul fatto che l’urina veramente scioglierà la colla. Altre, più duramente, gli hanno chiesto se avesse ben chiara la differenza tra la vagina e l’uretra.
All’inizio Dopps si è difeso dichiarando che il prodotto sarà attentamente testato e migliorato. Alla fine però la massa di critiche negative lo ha portato all’esasperazione e l’uomo ha reagito su Facebook: “Come donne dovreste aver trovato una soluzione migliore di assorbenti e tamponi, ma non lo avete fatto. Per questo le donne sono poco concentrate e distratte dal ciclo il 25% del tempo, rendendole molto meno produttive di quel che potrebbero essere. Le donne tendono ad essere molto più creative degli uomini, ma i loro cicli le reprimono e le confondono”, avrebbe scritto Dopps sulla pagina dell’azienda.
Come è si può capire, le sue parole hanno attirato ulteriori critiche negative, con molte che lo hanno accusato di non conoscere per niente le donne, né dal punto di vista psicologico né biologico. Le critiche sono state talmente tante che Dopps ha chiuso la pagina Facebook dell’azienda. Non sembra che però abbia rinunciato all’idea di sviluppare la sua colla intima.

domenica 26 febbraio 2017

I jeans “vibranti”, che funzionano da GPS indossabile



Anche l’abbigliamento può essere high-tech, senza farlo notare troppo. Ne è la prova un’azienda francese che ha da poco presentato una collezione di jeans “vibranti”, che possono essere collegati allo smartphone per darvi indicazioni stradali in modo intuitivo e senza dover tenere in mano nulla: in pratica, vibrando delicatamente i jeans vi avvisano che è arrivato il momento di svoltare.
L’idea è quasi banale, ma può portare un certo livello di comodità: “Questa tecnologia offre un modo più semplice e soprattutto più intuitivo di aiutarti a raggiungere il luogo dell’appuntamento o a ritrovare la macchina”, spiega Spinali Design, l’aziende che ha ideato i jeans.
La vibrazione dei jeans però può essere sfruttata anche per altre applicazioni: ad esempio, i jeans possono essere impostati per vibrare quando ricevete messaggi o e-mail importanti, permettendo così di risparmiarsi dal controllare continuamente il telefono.
La funzione più innovativa dei jeans è però quella anche più controversa: chiamata “ping”, permette di attirare l’attenzione di qualcuno che sta indossando i jeans facendoglieli vibrare a distanza. “È una funzione utile per attirare l’attenzione discretamente, negli open space o per gli studenti”, spiega l’azienda. Ovviamente la preoccupazione di molti è il fatto che potrebbe non essere piacevole essere “pingati” continuamente da estranei, magari mentre si cammina per strada. D’altro canto, è verosimile che se questo tipo di jeans prendessero piede potrebbero facilmente essere creati dei filtri, per accettare “ping” solo da mittenti noti (ad esempio presenti nella rubrica telefonica) oppure da uno specifico gruppo di amici.
Il dubbio sui jeans è piuttosto l’alimentazione: la batteria che alimenta il sistema ha durata di quattro anni nel caso che il GPS sia usato una volta a settimana. Non tantissimo, specie se si considera che apparentemente la batteria non può essere sostituita.

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lunedì 20 febbraio 2017

Ragazza diventa star di Instagram senza mai mostrare la sua faccia


In un mondo, quello dei social network, dominato dal culto della personalità e dalla voglia apparire, sembra che anche l’anonimato possa portare al successo: una contraddizione, che però è al cuore della storia del successo di Natalia Gutkiewicz.
La ventenne polacca vanta oggi oltre più di 100.000 follower su Instagram, con “appena” 443 foto in tre anni, non molte rispetto ad altre “stelle” del social network, grazie ad una caratteristica curiosa: non si vede mai il suo volto. Qualche volta si può vedere qualche particolare: un occhio, un pezzo di labbra, i suoi capelli, ma nessuna delle foto mostra realmente che aspetto abbia. AL massimo, le foto mostrano i suoi amici e le sue amiche.
Aspettano sempre la foto successiva per vedere se mostrerò la mia faccia”spiega ai giornalisti Natalia, , parlando del segreto del suo successo. “L’interesse verso di me è cresciuto un po’ alla volta: la gente passava un po’ più tempo del solito sul mio profilo, per vedere se trovavano una foto di come sono”.
A quanto pare le persone apprezzano molto anche la spontaneità delle foto: “Non sono una di quelle che fa 250 foto di un tramezzino e poi sceglie quale è meglio postare. Non voglio essere ipocrita: se una foto viene male, la rifaccio, ma è una cosa rara”, racconta la giovane.
Natalia, nonostante sia una delle “personalità” di Instagram più famose in Polonia non desidera diventare riconoscibile: “Percorro una linea sottile tra il raccontare la mia vita privata e non essere riconoscibile. Nessuno dei miei follower è sicuro di come sia fisicamente”, dice la ragazza, che grazie al successo su Instagram è anche riuscita a trovare lavoro come esperta di social media.
Foto                                                                                                                                                               Via